21 Dicembre 2017 - 16:18

Influenza in arrivo per il 2018, ma l’epidemia è già diffusa

influenza

Migliaia gli italiani costretti al riposo e alle cure a causa delle incombenti invasioni influenzali, il picco secondo gli esperti sarà a Gennaio. Già pronti vaccini negli ospedali. Tirelli: ”I medici diano l’esempio”

Oggi, giovedì 21 Dicembre, è ufficialmente entrato i vigore il calendario invernale che farà da sfondo alle imminenti feste di Natale ed inizio anno, prospettando per il prossimo futuro temperature rigide ed i consueti effetti collaterali sulla nostra salute. Primo fra tutti il classico malanno influenzale, che ha già costretto migliaia di italiani, in queste ultime settimane, a sospendere momentaneamente le proprie attività lavorative quotidiane, relegandoli definitivamente a letto, con febbre, indolenzimenti muscolari e mal di testa.

A conferma di ciò, i nuovi dati del sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) Influnet hanno eloquentemente dichiarato che numerose sono state le vittime del brusco cambio climatico, e molte, se non previdentemente vaccinate, saranno nei prossimi mesi di escalation climatica. Gli esperti ipotizzano che il picco dovrebbe verificarsi proprio nel mese di Gennaio, quando l’abbassamento delle temperature avverrà in modo repentino ed irreversibile almeno sino ai primi albori primaverili.

Influenza, occhio ai sintomi

E’ necessario sottolineare che non tutti i malanni provocati dalle gelide temperature invernali possono essere banalmente raggrupparti entro la categoria influenza; per la diagnosi influenzale è necessario il monitoraggio e la verifica di alcune manifestazioni sintomatiche tipiche come ad esempio l’insorgenza di febbre alta, mal di gola, blocco delle vie respiratorie, ed altri sintomi ”sistemici” quali ad esempio l’indolenzimento muscolare ed articolare. Quando presente il suddetto ventaglio sintomatico è giusto parlare di influenza, e normalmente i malcapitati riescono a guarire nel giro di una settimana, tra riposo e rimedi farmacologici. In altri casi, in cui il decorso clinico sembra essere maggiore e più intenso, è possibile si tratti di sindromi para-influenzali o addirittura di infezioni respiratorie.

Ovviamene si è ancora perfettamente in tempo per correre ai ripari, valutando cioè la possibilità della vaccinazione al fine di sollecitare la nostra memoria immunologica e preparare il nostro sistema di difese alla lotta contro il virus patogeno.

Il vaccino quale principale metodo di prevenzione e l’esempio dei medici

Proprio in questi giorni, infatti, è stato isolato al San Marco di Pavia, nel rispettivo laboratorio di microbiologia virale, il primo ceppo influenzale di H1N1, scovato in un bambino egiziano di 4 anni, residente in zona. Il piccolo è oggi in buone condizioni, ma la carica virale esaminata dal suo muco nasale appariva essere molto preponderante.

Il campione analizzato è di fondamentale importanza in quanto dimostra empiricamente che l’influenza è arrivata nella nostra cara penisola e bisogna assolutamente vaccinarsi; il vaccino è vivamente consigliato soprattutto per i pazienti che non godono di una situazione immunologica florida a causa di altre patologie: malati in genere, anziani, cardiopatici, pazienti con malattie respiratorie croniche, pazienti immunodepressi o sotto chemioterapia. Ovviamente anche il personale sanitario dovrà prendere provvedimenti data la costante esposizione ai microrganismi virali; dovranno proprio essere loro, i medici soprattutto, a dare il buon esempio ai laici, vaccinandosi ed eseguendo gli opportuni controlli;

”Per loro è un dovere morale nei confronti dei pazienti che, spesso in condizioni di fragilità e di immunodepressione, frequentano gli ospedali e gli ambulatori italiani”– queste le parole di Umberto Tirelli, primario oncologo di Aviano (Pordenone), il quale ha anche ricordato il richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella affiché la popolazione consideri definitivamente la vaccinazione una vera e propria scelta di civiltà.

Migliaia di italiani a letto, lontani dai loro posti di lavoro

Pare che quest’anno l’arrivo dell’influenza abbia effettivamente anticipato i tempi, soprattuto rispetto agli ultimi 5 anni. I dati non sono per nulla rassicuranti, si parla di oltre 467mila italiani messi a letto dai sintomi influenzali e addirittura un aumento dei decessi nel 2016-2017 rispetto all’anno pretendente; i dati concordano con le stime europee, segno che il fenomeno avrebbe una portata continentale.

E nel frattempo, mentre timorosi aspettiamo il picco influenzale che arriverà proprio a Gennaio, partendo da Natale e Santo Stefano, i primi virus parainfluenzali iniziano a mietere le prime vittime.

Una variante del virus influenzale A/H1N1 in questo gelido inverno 2018 è denominata Michigan, presente in vaccino ovviamente. Gli altri ceppi, invece, saranno gli stessi dell’anno passato senza necessità di aggiornamenti immunologici. Tutto questo fa immediatamente pensare ad un assenza in massa dei lavoratori presso le rispettive sedi lavorative; ogni anno circa il 10% di tutte le assenze avviene per causa influenzale con un costo di circa 1,3 miliardi; uno studio condotto dall’Università Cattolica di Roma dimostra come già con 2 milioni l’anno di malati, il mancato gettito fiscale varierebbe tra gli 80 ed i 100 milioni, stimando una perdita media di 8 giornate lavorative. Non c’è che dire, oltre il danno fisico anche quello fiscale.