Isis assediata a Mosul: persecuzioni contro i cristiani



Isis

L’Isis prende di mira i luoghi di culto cristiani e gli abitanti di Mosul.

I miliziani dell’Isis hanno preso d’assalto alcuni centri religiosi, nelle cittadelle di Karemlesh e Bartella, dove sono state oltraggiate croci e distrutte le cassette per le offerte. E’ inoltre avvenuto il massacro di 15 abitanti nel villaggio di Sàfina, nei pressi della città di Mosul. I corpi sarebbero stati gettati nel fiume, tra essi quattro appartenevano a bambini. Una scoperta sconcertante è invece avvenuta presso Tuloul Naser, dove sono stati rivenuti i cadaveri di 70 civili, tutti uccisi a colpi di arma da fuoco.

La Turchia potrebbe essere pronta a intervenire, sferrando un attacco di terra contro la roccaforte di Mosul, come ipotizzato dal ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu, al fine di fermare l’avanzata dello Stato Islamico verso il kurdistan iracheno. Il segretario della Difesa Usa, Ashton Carter, ha dichiarato, qualora la Turchia avviasse l’offensiva, l’invio degli eserciti della coalizione anti-Isis a guida americana, con l’intenzione di escludere la Siria dalla lotta di liberazione, che il governo sta comunque intraprendendo autonomamente. Nel frattempo, efficace si rivela la risposta militare dell’esercito iracheno. Sono stati eliminati circa 750 miliziani dell’Isis, riconquistati 52 pozzi petroliferi e liberati 50 villaggi, con la soddisfazione di Al Barwari, capo di stato maggiore in Iraq.

Diversa è la versione dei fatti dell’esercito russo, il quale accusa la coalizione a guida americana di non aver risparmiato civili nelle operazioni militari, ma di averne eliminati 60 e feriti 200. Inoltre, è ritenuta inammissibile l’esclusione del governo siriano nella liberazione di Raqqa dal dominio dello Stato Islamico. E’ evidente l’obiettivo di rendere marginale il ruolo della coalizione russo-siriana, da mesi in prima linea contro i terroristi dello Stato Islamico, mentre la fazione filo-atlantica si è finora limitata alla distruzione di obiettivi secondari. Palese è, inoltre, l’intento di non considerare il presidente Assad quale un alleato importante nella lotta contro i jihadisti, bensì di destituirlo dalla guida del Paese.

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