Siria
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Dopo 5 anni, la Libia ha un governo approvato dal governo. Cosa cambia da oggi in una terra devastata dalla guerra

La Libia ha un nuovo governo. Per la prima volta in Libia un governo ottiene la fiducia. Ed è questa la vera notizia. Fayez Al Sarraj, premier uscente, in cinque anni non l’ha mai ottenuta. Questo perché la Camera dei Rappresentanti, l’organo cioè uscito fuori dalle elezioni del 2014 ed insediato nell’est del Paese, ha sistematicamente negato la fiducia all’esecutivo stanziato a Tripoli sin dal dicembre 2015. A Sirte, dove eccezionalmente in questi giorni si è riunito l’organo parlamentare, i deputati mercoledì hanno dato alla nuova compagina governativa un vero e proprio plebiscito, ben 132 voti su 133. Il nuovo premier Abdelhamid Dabaiba può dunque mettersi a lavoro. Anche se, all’orizzonte, non mancano certo le incognite.

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Il plebiscito ottenuto dal suo governo a Sirte ha invece cambiato le carte in tavola: il governo ha una larga maggioranza, le varie forze politiche e locali hanno accordato all’esecutivo una fiducia molto ampia, blindandolo di fatto per almeno i prossimi mesi. L’esito del voto parlamentare in Sibia è una vera e propria schermatura per Dadaiba e i suoi 35 ministri.

Il nuovo premier della Siria a fianco a sé avrà due vice: Hussein Atiyah Abdul Hafeez al Qatrani e Ramadan Ahmed Boujenah. Tra i nomi più importanti del governo, a spiccare sono quelli di Najlaa al Manqoush, prima donna libica a guidare il ministero degli Esteri, e Khaled Tijani Mazen, quest’ultimo neo ministro dell’Interno. Non è stato invece assegnato il ministero della Difesa, mentre sarà operativo un ministero del petrolio, al cui vertice è stato nominato Muhammad Ahmad Muhammad Aoun.

Cosa accade ora

Per il Paese nordafricano la fiducia accordata al governo Dadaiba è un passo sulla carta molto importante. Ma sul campo invece cambierà, almeno per il momento, ben poco. A Tripoli si insedierà nei prossimi giorni un esecutivo riconosciuto anche dall’est, fatto inedito in 10 anni di intensa guerra. Tuttavia questo non coinciderà con una vera e propria riunificazione della Libia. Chi controlla attualmente il territorio rimarrà nelle proprie posizioni. Una circostanza che vale per la miriade di milizie che hanno in mano Tripoli e la Tripolitania, così come per l’esercito del generale Haftar nella Cirenaica. Quest’ultimo è rimasto in questi giorni piuttosto silente. Dal suo quartier generale situato alle porte di Bengasi, ha valutato e osservato la situazione. E per adesso ha deciso di rimanere al suo posto, permettendo la nascita del nuovo governo in attesa degli sviluppi dei prossimi mesi.

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