La Serie A Argentina: la top 11 albiceleste del nostro campionato

SportLa Serie A Argentina: la top 11 albiceleste del nostro campionato

Quando il genio più grande incontra la solidità. La più importante squadra argentina della storia della Serie A

In questa nuova rubrica scopriremo le migliori formazioni possibili del nostro campionato, attraverso le leggende del passato e le certezze del presente. E per iniziare, abbiamo pensato “quale sarebbe la miglior squadra da affiancare al più grande giocatore nella storia della Serie A?” Il risultato è un misto di solidità difensiva, e cinismo sotto porta: ecco l’Argentina più forte di sempre.

FORMAZIONE: 4-2-1-3

PORTIERE: Juan Musso

È vero. In Serie A non siamo stati abituati tanto bene con i portieri argentini, ma è altrettanto vero che la nazionale albiceleste non ha prodotto chissà che talenti durante tutta la sua storia. Nel Belpaese comunque, possiamo apprezzare le gesta del giovane portiere Juan Musso, in forza all’Udinese, che con continue prestazioni importanti, garantisce ai friulani una vera e proprio saracinesca in difesa, tanto da avere su di se gli occhi di tutte le nostre big. Il futuro portiere della nazionale argentina è a Friuli.
Presente.

DIFESA: Javier Zanetti

E qui si inizia a ragionare. Perché Javier Zanetti è la vera istituzione argentina in Serie A. Non solo per il suo palmares (che vanta 5 scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe, 1 Champions League, 1 Coppa Uefa e 1 Mondiale per Club), ma anche perché è il primo straniero per presenze nella storia della Serie A (615). Soprannominato Pupi, ha guidato l’Inter alla conquista del suo storico triplete ed è stato il faro della società per costruire intorno a lui una squadra mista di etnie, con tanti esponenti della sua amata Argentina.

Nel corso della sua carriera, ogni allenatore seduto sulla panchina nerazzurra ha riconosciuto in lui un tassello fondamentale nel suo schema tattico: che fosse da terzino, o un po’ più avanti da esterno, o anche da mediano, lui c’è sempre stato.
Eterno.

Walter Samuel

Parlando di gruppo argentino in quell’Inter, ecco “The Wall“. Basti che Walter, appena arrivato in Italia, dimostrò a tutti che tipo di giocatore fosse, vincendo da titolare lo scudetto con la Roma. Negli anni seguenti si innalzò davvero come un muro giallorosso, tanto da attirare a se l’interesse del Real Madrid, che lo comprò nel 2004 per €25 milioni. L’esperienza nei blancos non fu altrettanto incredibile come in Serie A, e finito relegato in panchina a favore di un acerbo Sergio Ramos, l’anno dopo fu venduto all’Inter. Dal 2005 al 2014, “The Wall” si è frapposto tra gli avversarsi e la porta nerazzurra, vincendo anche lui il prezioso triplette. Invalicabile.

Nicolas Burdisso

C’è tanto nerazzurro in questa formazione. Ma come si fa a escludere Nicolas Burdisso da queste le leggende? Nei primi anni 2000 l’Inter costruì nel corso degli anni uno zoccolo duro di campioni argentini, e Burdisso è sicuramente uno di questi. Acquistato dal Boca quando era ancora molto giovane, inizia il suo percorso in Serie A proprio nel club meneghino. Si trasferisce alla Roma nel 2009, per poi vivere una stagione al Genoa e al Torino. In tutte le sue annate, Nicolas dimostra di non essere il classico difensore rude, ma di avere anche una certa predisposizione nel costruire gioco, qualità che porterà fino alla fine della sua carriera.
Costruttore.

José Chamot

Ecco il primo giocatore non interista. José “El Flaco” Chamot è stato uno dei più importanti terzini della nostro campionato. Arrivato in Serie A al Pisa neopromosso, insieme all’ancora semisconosciuto Diego Simeone, attira subito su di sé i riflettori dei talent scout. Tanto che un certo Zdenek Zeman lo vorrà a tutti i costi prima al Foggia, e poi alla Lazio. Qui l’argentino diventerà il punto di riferimento di un’altra leggenda, ossia di Alessandro Nesta, il quale vedrà nel “Flaco” il suo modello da seguire. Stopper affidabile, che non disdegna di giocare come come terzino sinistro, Chamot ha vestito anche le maglie dell’Atletico Madrid e del Milan. L’unico suo difetto, il carattere, per il quale ha preso non pochi cartellini rossi in carriera.
Irascibile.

CENTROCAMPO

Juan Sebastián Verón

Se oggi mi chiedessero “dimmi il primo tuttocampista di cui hai un ricordo“, io senza alcun dubbio direi Juan Verón. Perché “La Brujita” in campo poteva fare davvero tutto: trequartista, mezzala, mediano, regista, incursore, tutto. Non ha caso ha vinto ovunque è andato (2 campionati di Serie A, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe, 2 campionati inglesi, 2 campionati argentini, 1 Coppa Uefa, 1 Supercoppa Uefa e 1 Coppa Libertadores), e chiunque ha sempre riconosciuto in lui caratteristiche uniche per il calcio di quel tempo. Essere considerato centrocampista moderno, agli inizi del 2000 non era per tutti, e nemmeno vestire la maglia del Manchester United. In Italia se lo sono potuti godere la Lazio, e la solita Inter.
Totale.

Esteban Cambiasso

E ritorniamo ai nerazzurri, i quali, come già detto, avevano un certo occhio per i talenti albicelesti. Non ultimo tra questi è “El Cuchu” Cambiasso, mediano e allenatore in campo. Esteban a differenza di tanti altri di questa lista, ha iniziato il suo percorso europeo in Spagna, al Real Madrid, il quale aveva individuato in lui un giocatore versatile e promettente, al quale affidare nel futuro il suo centrocampo. Purtroppo i blancos non sono mai stati famosi per la loro pazienza coi giovani talenti, e Cambiasso venne acquistato proprio dall’Inter, addirittura a parametro zero. Pensare che quel giocatore pagato nulla sarebbe diventato il cervello di quella squadra che nel 2010 vincerà tutto, lo rende uno dei parametri zero più importanti della storia del calciomercato. Giocatore che dava tempi di gioco e che faceva da filtro alla difesa.
Imprescindibile.

Diego Armando Maradona

E poi c’è lui. Il dio del calcio, o meglio, l’essenza stessa del calcio. Questa rubrica non poteva che partire da lui, dal giocatore simbolo di uno sport, che va oltre le generazioni, e che tramite dei video o delle telecronache rivive ancora oggi. Perché Diego Armando Maradona, “El Pibe De Oro”, è stato un movimento culturale in tutto e per tutto. Da quando ha mosso i suoi primi passi in Argentina, alle gioie e disgrazie di Barcellona, fino all’estasi di Napoli e il suo declino.

Diego ha vissuto tutto in una carriera, è stato un vero Numero 10. Riusciva a mettere il pallone dove gli altri non pensavano fosse possibile (da rivedere la punizione alla Juve di Zoff) e incantava il pubblico con le sue giocate da funambolo. E pensare che quel sinistro così fatato aveva solo il 70% di mobilità. Lo scudetto e la Coppa Uefa col Napoli, e il Mondiale con la sua Argentina sono il coronamento di una leggenda che vivrà per sempre.
D10S.

ATTACCO

Hernán Crespo

Mi spiace, ma anche lui è stato un giocatore nerazzurro. Ma il bello di Hernan Crespo, ha differenza forse degli altri giocatori, è che lui a Milano è apprezzato da entrambe le squadre rivali. Perché si, ha vestito sia la maglia nerazzurra che quella rossonera, ma le ha indossate con eleganza, e portando sempre titoli a casa. Parma, Lazio, Inter, Chelsea, Milan sono le squadre che hanno potuto vantare un goleador tanto prolifico quanto altruista, un attaccante che dava tutto sé stesso per la sua tifoseria, e che era ben voluto da tutti.

Forte fisicamente, abile nei colpi di testa e tecnicamente dotato, l’argentino ha potuto vincere entrambe le competizioni Uefa, diversi campionati (3 scudetti e 1 campionato inglese), 5 Supercoppe italiane e 2 Coppe di lega (1 Coppa Italia e 1 Community Shield).
Nobile.

Omar Sivori

Qualcuno potrebbe dire che con lui stiamo un po’ barando. Perché Omar Sivori è l’unico tra questi giocatori ad aver indossato sia la casacca albicelste, sia quella azzurra dell’Italia. Ma “El Cabezon“, chiamato così per la sua folta capigliatura, nato in Argentina a San Nicolas de los Arroyos, è una delle leggende argentine in tutto è per tutto.

Secondo la IFFHS, è considerato uno dei migliori giocatori del XX secolo e se fosse rimasto con la nazionale sudamericana, insieme al compagno e altrettanto forte Alfredo Di Stéfano, probabilmente avrebbe portato l’Argentina alla vittoria della Coppa del Mondo, oltre a quella Coppa America conquista in Perù nel 1957. In Italia ha vestito le maglie della Juventus e del Napoli, conquistando 3 scudetti e 3 Coppa Italia. Da ricordare anche la conquista del Pallone D’Oro.
Certezza.

Gabriel Batistuta

L’ultimo nostro componente, la nostra punta macina gol. Non a caso veniva chiamato “Battigol“. Gabriel Batistuta è stato il punto di riferimento quando si pensava al bomber negli anni 2000. Se una squadra voleva puntare ad alzare il livello, l’unico nome da fare lì davanti era il suo. Con 52 gol siglati è il miglior realizzatore della storia della sua nazionale, 152 reti entra in quella della Fiorentina. Grazie alla sua vena realizzativa, porterà la Roma alla conquista dello scudetto e farà vincere all’Argentina ben 2 Coppe America. Non a caso Gabriel è stato inserito nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori giocatori viventi redatta dalla FIFA. Un premio in più per un giocatore che ha fatto la storia del nostro campionato.
Animale.

La formazione degli argentini in Serie A

(4-2-1-3): Musso, Zanetti, Samuel, Burdisso, Chamot, Veron, Cambiasso. Maradona, Crespo, Batistuta, Sivori

Covid-19

Italia
74,161
Totale di casi attivi
Updated on 29 July 2021 - 17:01 17:01