Latitude 36-40: otto artisti partenopei a Tokyo



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“Latitude 36-40”, una mostra rinnova il legame Italia-Giappone a 150 anni dalla stipula degli accordi diplomatici e 500 anni di culture incrociate

Latitudini, orizzonti che si aprono agli occhi di coloro che attraversano le distanze, si spostano, nomadi, da una destinazione all’altra. In questi mesi siamo abituati a vedere una disperazione errante, in una sorta di malsano voyeurismo che ci inchioda impotenti dinnanzi alla drammaticità di certe immagini. Migrazione è tragedia ma è anche scambio, così come la crisi è rottura ma anche rinascita. In passato l’incrociarsi di culture e popoli hanno creato sinergie profonde segnando il percorso storico, come nel caso del legame instaurato tra Italia e Giappone. Latitude 36-40 è la mostra inaugurata ieri, domenica 20 marzo, presso il Metropolitan Art Museum di Tokyo e promossa da Art1307, a cura di Yunasari Nagakomi.

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Nel primo giorno di primavera una fioritura d’arte conta l’esposizione delle opere di otto artisti partenopei a consolidare il sodalizio di oltre mezzo millennio con la cultura nipponica. Come è ben noto, Napoli è stata culla favorevole di scambi commerciali e non solo, in un mix di etnie, lingue e tradizioni che hanno costituito nel tempo la sua identità. Proprio questa peculiarità viene messa in risalto dal direttore artistico di Art1307 Cynthia Penna nel suo testo critico per la mostra: «Il “melting pot” di Napoli risale a tempi antichissimi: la sua popolazione, mai autoctona, si è mischiata nel corso dei secoli agli “invasori” e ai popoli colonizzatori, inglobandoli e, a sua volta, “colonizzandoli” spiritualmente e culturalmente, creando così una vera convivenza di culture, di animi, di spiritualità e una specificità del pensare e del sentire che la connota e che è la “cifra” particolare della sua popolazione: accoglienza e rispetto, accettazione della diversità come casualità della vita, come momento di vita, di eventuale sviluppo, di opportunità. Oggi si parla tanto di integrazione, ma si può affermare che il più grande esempio storico di integrazione di culture e di diversità è stato realizzato da questa città».

Napoli è quindi la fucina creativa alla quale attingono gli otto artisti scelti: Marco Abbamondi, Stefano Ciannella, Max Coppeta, Mina Di Nardo, Dino Izzo, Amedeo Sanzone, Ttzoi, Carla Viparelli. Ogni linguaggio interpreta da vicino un aspetto della contemporaneità, del rapporto tra uomini e natura, la disgregazione sociale, attraverso l’uso di media pittorici e installativi. Una suggestione avvolgente, un parallelismo di culture che affonda le proprie radici nel mito, nella leggenda, nella magia, come ancora precisa Cynthia Penna: «Artisti che vivono, lavorano e si esprimono insieme ad una città che palpita, una città dove il confine tra magia e realtà, tra realtà e fantasia, tra reale e surreale è lievissimo, quasi inesistente; dove tutto è magia e tutto è, al tempo stesso, realtà; dove tutto può accadere e non accadere mai. Una città senza tempo, uguale a se stessa eppure sempre mutevole; una città “sregolata” nella sua conformazione intellettuale con una grande anima e una un grande pensiero».

La mostra al Metropolitan Art Museum di Tokyo sarà visitabile fino al 28 marzo e un akai ito legherà ancora di più Italia-Giappone nella tappa napoletana di Latitude 36-40, dal 12 al 26 maggio presso la sede espositiva di Villa Di Donato.

Info:

Art1307 presenta

Latitude 36 – 40

mostra collettiva di Marco Abbamondi, Stefano Ciannella, Max Coppeta, Mina Di Nardo, Dino Izzo, Amedeo Sanzone, Ttzoi, Carla Viparelli

a cura di Yasunari Nakagomi e Cynthia Penna

dal 20 al 28 marzo 2016

Tokyo Metropolitan Art Museum – 8-36 Uenokoen, Taito, Tokyo 110-0007, Giappone

Contatti:

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