Mofokeng vince l’Oscar della fotografia

Mofokeng premio Oscar fotografia
Mofokeng premio Oscar fotografia

Santu Mofokeng, fotografo sudafricano di 60 anni, è il vincitore della prima edizione del Premio internazionale per la fotografia

Santu Mofokeng, autore sudafricano di 60 anni, è il vincitore ufficiale della prima edizione del Premio internazionale per la fotografia promosso da Fondazione Fotografia di Modena e Sky Arte Hd, in partnership con Unicredit.

Alessio Zemos, fotografo 31enne di Aosta, è invece il vincitore del Premio Fotografia Italiana under 40.

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Santu Mofokeng Comrade-Sister, White City Jabavu (c.1985)

Aggiudicandosi un premio rispettivamente di 70mila e 15mila euro, Mofokeng e Zemos sono i primi vincitori dell’equivalente fotografico del prestigioso Premio Oscar.

La giuria presieduta da Filippo Maggia, presidente della Fondazione Fotografia, era composta da Christine Frisinghelli (fondatrice Camera Austria), Shinji Kohmoto (fondatore Parasophia Festival Kyoto), Simon Njami (scrittore e critici, cofondatore di Revue Noir) e Thyago Nogueira (capo dipartimento di Fotografia Instituto Moreira Salles, Brasile).

Santu Mofokeng è stato scelto tra i sei finalisti provenienti da diverse parti del mondo, non solo per aver abilmente risposto al tema dell’ Identità, ma per aver espresso a pieno il concetto secondo cui fotografare vuol dire scrivere attraverso la luce.

“Da parte di tutta la giuria – viene spiegato nelle motivazioni – è stata avvertita la grande responsabilità di individuare un vincitore che non solo corrispondesse al tema indicato per quest’edizione, l’Identità ma desse anche un segnale di ciò che il Premio Internazionale per la Fotografia vuole diventare negli anni: non un riconoscimento celebrativo fra tanti, né tantomeno un premio alla carriera, ma un esempio di qualità”.

Le immagini rigorosamente in bianco e nero di Mofokeng raccontano il suo Sudafrica, schiacciato dall’apertheid e dalla violenza, ma ancora ricco di tradizioni, storia e cultura.

Il racconto, iniziato negli anni ’70, si rivela in un susseguirsi di immagini che non solo diventano testimonianza di una storia quasi dimenticata ma anche strumento di rivolta e di ribellione, più potente di qualsiasi violenza.