“Non essere cattivo”, l’ultimo film di Claudio Caligari



“Non essere cattivo”, il film-testamento di Caligari, ha commosso il pubblico della Mostra del Cinema di Venezia. L’ultimo applauso alla sua breve carriera

Non essere cattivo”, presentato fuori concorso alla 72ª Mostra del Cinema di Venezia e uscito nelle sale l’8 settembre, è l’ultimo film di Claudio Caligari. Il regista di Arona non è riuscito però a godersi il meritato successo, poiché è venuto a mancare lo scorso 26 maggio, dopo una lunga malattia. Una carriera artistica brevissima la sua, segnata da appena tre film in quasi quattro decenni, che ha interamente dedicato agli ultimi e ai diseredati della società.

Anche stavolta, in “Non essere cattivo”, Caligari ha portato sullo schermo una vicenda ambientata nei bassifondi romani con protagonisti due amici, Cesare (interpretato da un irriconoscibile Luca Marinelli, che ha già recitato in “Tutti i santi i giorni” di Virzì) e Vittorio (Alessandro Borghi gli ha prestato il volto), i quali con un’ottima e credibile prova di recitazione hanno dato vita ad un film crudo ed emozionante.

La storia si svolge a Ostia, nel 1995, mentre la scena iniziale è un omaggio che Caligari dedica al suo primo film, “Amore tossico” (1983); come nella sua opera prima, infatti, la pellicola si apre con i due protagonisti che mangiano un gelato sul lungomare di Ostia. Un’autocitazione sentita per un film che all’epoca suscitò scalpore per il realismo estremo (venne interpretato da tossicodipendenti e tra l’altro fu uno dei primi e rari film italiani a non aver censurato le bestemmie nei dialoghi). Proprio come in “Amore tossico”, il tema del film è il consumo di droga e l’abuso di alcol, ma soprattutto l’amicizia, quella che lega Cesare e Vittorio nelle loro scorribande notturne, fatte di serate in discoteca, risse, spaccio di cocaina, consumo di droghe sintetiche, folli corse in auto, rapine e amori impossibili con donne sboccate.

La stessa amicizia che Vittorio, dopo aver percorso la strada della redenzione per dare una svolta alla propria vita, dimostrerà a Cesare portandolo con sé al cantiere dove nel frattempo ha trovato lavoro. Curiosa a tal proposito la scena in cui uno degli amici spacciatori di Vittorio lo schernisce quando lo vede uscire dal cantiere, facendogli una pernacchia dopo aver pronunciato sarcastico: “Lavoratoriii”, facendo riferimento ad Alberto Sordi nell’indimenticabile scena de “I vitelloni” (1953) di Fellini. Ed è a questo punto che il film si focalizza su ciò che è giusto e su ciò che è sbagliato, conducendo i due protagonisti su strade opposte: Vittorio viene continuamente deriso per aver scelto di vivere onestamente, mentre il personaggio interpretato da Luca Marinelli, che intanto ha occupato un rudere in aperta campagna per viverci con un’ex di Vittorio, somiglia sempre più ad Alex DeLarge, il celebre protagonista di “Arancia meccanica” (1971) di Kubrick, non solo per il cappello nero che indossa ma soprattutto per gli stessi occhi spiritati con i quali vede il suo futuro, tra sogni irraggiungibili e ambizioni destinate a fallire.Non essere cattivo

Ma mentre il giovane drugo placava la sua irrequietezza ascoltando musica classica (in particolare la nona sinfonia di Beethoven), qui Cesare mette da parte il suo impeto violento, mostrando un’effimera dolcezza soltanto nel rapporto con la nipote malata di Aids e orfana di mamma, morta per la stessa malattia. L’amicizia tra i due “fratelli” rimarrà indissolubile, nonostante futili incomprensioni, come l’emblematica scena in cui Cesare, fuori di sé, tenta di fare una rapina nel locale di Vittorio, dove seguono una scazzottata e un riappacificamento finale.

Il titolo “Non essere cattivo” è una frase riportata su un peluche che Cesare aveva regalato proprio alla nipotina, un monito al quale non ha mai obbedito; Cesare e Vittorio, così, si allontanano e si perdono per poi ritrovarsi, cadendo nuovamente nelle tentazioni proibite di un passato incancellabile. Questo si può considerare il film-testamento di Claudio Caligari, portato a termine anche grazie all’aiuto dell’amico Valerio Mastandrea, che fu uno degli interpreti del suo secondo film “L’odore della notte” (1998), il quale in una recente intervista ha dichiarato: «Questo è un film sull’amicizia di due uomini realizzato grazie all’amicizia tra due uomini. E poi quello che lega questi ragazzi non è solo un rapporto di amicizia, di fratellanza: il film è una storia di amore puro», aggiungendo: «Mi mancherà molto il cinema di Claudio Caligari, quelle tematiche che sono le stesse di Martin Scorsese, Brian De Palma, Francis Ford Coppola».

Fu proprio al regista americano Scorsese che Mastandrea inviò una lettera commovente dove gli fece presente dei problemi di produzione del film. Una lunga gestazione che però non ha impedito di costruire un’opera valida con una colonna sonora interessante, impreziosita dalla collaborazione con il dj Cristiano Balducci (la sua “Don’t stop” accompagna Cesare e Vittorio nei loro balli liberatori, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti) e dal cantautore Riccardo Sinigallia, che ha composto “A cuor leggero”, un brano struggente che chiude il film. E con esso mette la parola fine alla filmografia di Caligari, uno dei registi meno proficui, ma più sottovalutati nel panorama cinematografico italiano, a cui va il merito di aver lasciato un’impronta in soli tre film, scandagliando meticolosamente nelle vite degli emarginati, mostrando le loro aspirazioni oltre i palazzi fatiscenti delle borgate, esplorando la rassegnazione dei vinti, la disperazione di anime irrecuperabili e di vite perdute, vissute sul filo della violenza e nella logica dell’irrazionalità.

FRASI DAL FILM

“Noi siamo come due marziani, ma abbiamo sbagliato pianeta”

“La vita è dura e se non sei duro come la vita non vai avanti”

“A guardare troppo il mare ti vengono i pensieri”

GIUDIZIO: ****

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