Nuovo Cinema Paradiso, l’universo nostalgico di Tornatore stasera in tv

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Sulle note di un sublime Morricone e con le impeccabili interpretazioni di Pupella Maggio e Philippe Noiret, torna stasera in tv Nuovo Cinema Paradiso, imperdibile capolavoro di Tornatore

È uno di  quei film che si vorrebbe non conoscere, per poter riprovare la gioia di rivederli per la prima volta: Nuovo Cinema Paradiso, capolavoro di Giuseppe Tornatore del 1988 dal sapore fortemente nostalgico, torna stasera in tv su RaiMovie alle 21.10.

Sicilia, fine anni ’40. Il piccolo Totò sviluppa una passione smodata per il cinematografo ed in particolare per la cabina di montaggio.  Da qui nasce un’amicizia genuina e controversa con Alfredo, il solitario e scontroso proiezionista; amicizia che rappresenterà motivo di crescita per entrambi.

Il film si sviluppa lungo l’infanzia e l’adolescenza di Salvatore, mantenendo come cornice una carrellata di film simbolo di quegli anni. Da Biancaneve Via col vento fino ad arrivare a Il cammino della speranza, passando per Sette spose per sette fratelliLa terra trema, I vitelloni e moltissimi altri, di cui vengono mostrate locandine o spezzoni. Un inno al cinema, realizzato sulle note di un sublime Morricone, con le impeccabili interpretazioni di Pupella Maggio e Philippe Noiret.

Ma quali sono i punti cardine di questa pellicola?

Uno dei principali temi trattati dal film, trasmesso stasera in tv in prima serata, è quello delle partenze. Totò si rende conto di non avere possibilità di crescita professionale nel piccolo paese di Giancaldo e decide così di partire per Roma, in seguito alle insistenze di Alfredo.

Non tornare più, non ci pensare mai a noi, non ti voltare, non scrivere.
Non ti fare fottere dalla nostalgia, dimenticaci tutti.
Se non resisti e torni indietro, non venirmi a trovare, non ti faccio entrare a casa mia.
O’ capisti?
Qualunque cosa farai, amala, come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu

Una decisione che dà buoni frutti, consentendogli di affermarsi nel mondo del cinema, ma che lascia agli spettatori e nell’animo dello stesso protagonista una forte amarezza. Tornatore ci proietta con estrema delicatezza nella modesta realtà di Giancaldo; facciamo conoscenza con i luoghi e i suoi abitanti, ci affacciamo nella chiesa del paese, esploriamo le sue stradine e ridiamo dello “scemo del villaggio” insieme agli altri. Lo schermo sembra riuscire a trasmettere persino gli odori delle scene che ci vengono mostrate e il tutto è quasi ovattato, ricoperto da un alone di poetica nostalgia. Il risultato è che noi spettatori ci sentiamo compaesani di Totò e Alfredo, tanto Giancaldo ci diventa familiare.

La grandezza del regista sta nel trasformare completamente l’immagine del piccolo paese nel momento in cui, a distanza di trent’anni, Salvatore decide di tornarvi in occasione del funerale dell’amico. Il sole un tempo accecante sembra essersi affievolito; i colori vivaci delle case e dei paesaggi sono ingrigiti; gli abitanti stessi hanno perso ogni aspetto caricaturale e vengono mostrati più apatici che mai. Perfino il Nuovo Cinema Paradiso, maestosa costruzione e centro nevralgico della vita del paese, appare adesso fragile e modesto, tanto da essere destinato alla demolizione.

La poesia delle scene precedenti lascia il posto alla disillusione. La magia del ricordo si dissolve e il rimorso per aver lasciato quei luoghi diventa prepotente.

Stesso discorso vale per l’amore, altro argomento trattato nel film in chiave sognante. Elena rappresenta l’infatuazione adolescenziale del protagonista, da cui è presto costretto a separarsi, nonché (come si svela nella versione integrale del film) il suo unico grande amore. In trent’anni, Totò non riesce a dimenticarla e lei diventa parte di quel mondo quasi incantato di cui Tornatore ci fa innamorare.