Pericle il Nero, il film che spera

Pericle il Nero riflette sugli errori, i nostri e quelli delle persone che ci hanno messo al mondo. Un film esistenziale, alimentato dalla speranza, compresa quella di vincere al Festival di Cannes. Un insolitamente intenso Scamarcio, diretto da Stefano Mordini: “Mi chiamo Pericle Scalzone … di mestiere faccio il culo alla gente”

Pericle il Nero è un romanzo di Giuseppe Ferrandino, pubblicato nel 1993 con lo pseudonimo Nicola Calata. Allora il romanzo passò praticamente inosservato da pubblico e critica, ma nel 1995 l’editore francese Gallimard lo pubblicò nella collana Série noir: Pericle il Nero diventò così il caso editoriale dell’anno.

Pericle il Nero, il film che speraRiccardo Scamarcio è Pericle il Nero nell’adattamento cinematografico di Stefano Mordini – inizialmente per il progetto, più volte annunciato, si parlò dello scomparso Pietro Taricone, diretto da Abel Ferrara – che si apre su una scena piuttosto cruda: con una busta piena di sabbia, Pericle stende un uomo e poi lo sodomizza.

“Mi chiamo Pericle Scalzone … di mestiere faccio il culo alla gente”.

Letteralmente. Pericle Scalzone, detto Il Nero, è un emissario della camorra: riscuote crediti, intimorisce, picchia e sodomizza i pizzaioli che non vogliono cedere i propri locali a Luigino Pizza, boss emigrato in Belgio che ricicla il denaro sporco nelle sue pizzerie, l’attività di facciata. Per arrotondare, oltre che nell’attività criminale Pericle usa la sua dote naturale e la “sua vocazione” per girare film porno.

“Chiunque può parlare di me, decidere come sono fatto”.

Ma chi è davvero Pericle il Nero? Apparentemente un anaffettivo con un passato da orfano, un reietto vissuto nella solitudine e nella vanesia legge di strada: fotti prima di essere fottuto. È l’espiazione, la legittimazione di passare da vittima a carnefice, da sodomizzato a sodomizzatore.

Pericle il Nero, il film che speraPericle il Nero nella versione di Mordini si distanzia esteticamente dall’auto-descrizione nel libro di Ferrandino: l’uomo grassoccio e canuto lascia spazio sul grande schermo ad una visione più gradevole, un fisico asciutto – ben sfruttabile nel mondo hard e più spendibile cinematograficamente – con codino (laccato o bisunto?) e con un tatuaggio sulla schiena. La lunga linea nera che dal collo scende giù fino al fondo schiena è una sorta di metafora visiva sulla caratterizzazione del personaggio.

La narrazione si sviluppa a partire da un’operazione commissionata che porterà all’esecuzione accidentale della sorella di un importante boss. Da questo momento, Pericle Scalzone è un ricercato, un condannato a morte, venduto dal suo stesso boss. Quando fugge in Francia, a Calais, incontra Anastasia (Marina Fois), una madre single che lavora in un forno: due destini diversi si uniscono nella profondissima solitudine che accomuna ogni essere umano. Anastasia e i suoi figli rappresentano la famiglia che Pericle non ha mai avuto, sono le uniche persone nella sua vita capaci di tirargli fuori l’amore. Ma saprà essere Calais la meta felice e non solo il luogo di un sospeso passaggio?

Pericle il Nero, il film che speraAl suo terzo lungometraggio e dopo il successo di critica dell’alienato Provincia Meccanica, Stefano Mordini ha diretto un film, unico ufficialmente in concorso al Festival di Cannes nella sezione Un Certain regard e in sala dal 12 maggio con la BIM, concepito come un noir, con diverse licenze rispetto al successo letterario, tra cui l’ambientazione: l’intera vicenda è stata spostata da Napoli a Bruxelles. I dialoghi concisi e forse per questo efficaci, il ricorso alla cadenza dialettale e la rarefatta atmosfera nelle laconiche interazioni umane, rende il personaggio di Pericle il Nero nell’interpretazione – questa volta memorabile – di Scamarcio, un acuto ritratto sull’isolamento esistenziale di alcuni individui.

Forse non si può sfuggire al proprio passato, perché spesso, troppo spesso, si trasforma in un fatalistico destino. Ma qui la fuga per la sopravvivenza rappresenterà un viaggio di crescita e di riscatto. Quella portata sul grande schermo da Morandini però vorrebbe anche essere una parabola su un’intimità costruita e su una verità relazionale possibile. Pericle il Nero è un film che rincorre la speranza.