Rapporto madre figlio maschio: educare al rispetto delle donne

rapporto madre figlio

Questo mese il team di Donna Zon ha intervistato la dottoressa Rosa Meola, del Centro Anti Violenza Spazio Donna. L’argomento della rubrica di Amore & Psiche riguarda il rapporto tra madre e figlio maschio e la sua educazione al rispetto del genere femminile

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Dottoressa, il fatto che il figlio maschio spesso è preferibile alla figlia femmina, e per questo diventa il prediletto della madre, è solo una diceria o c’è un fondo di verità?

Ogni gravidanza, come ogni figlio, è a se’. Egli risente dell’investimento e delle dinamiche genitoriali sia da parte della madre che del padre. I figli risentono dell’influenza libidica dei generi (femmina con il padre e maschi con la madre), anche se ridurre tutto a ciò è una forzatura. Si tratta soprattutto di idealizzazioni ed aspettative, di un figlio cercato a lungo o imprevisto, o ancora il momento in cui viene concepito.

Esiste una disparità di trattamento fra maschi e femmine che influenza i ruoli e le aspettative sociali? Se sì, in cosa?

Vorrei poter dire che al giorno d’oggi non è così, ma purtroppo è il contrario. Il trattamento rispetto al genere risente ancora del contesto culturale. Dal maschio ci si aspetta, ad esempio, che non mostri le emozioni, non debba piangere ecc. Le ricerche transculturali condotti dalla psicologia hanno dato unanime risultato in questo senso, per l’uomo. I ruoli sociali vengono disciplinati nel tempo, si adattano quindi al genere, anche se si cominciano a vedere piccoli segnali di cambiamento come, ad esempio, una donna camionista. Ciò si ripercuote anche in termini di carriera per uomini e donne, in quanto quest’ultime vengono retribuite di meno rispetto ai loro colleghi,

Quanto influiscono in famiglia il trattamento e la considerazione delle figure femminili da parte di uomini adulti per la formazione di una corretta stima da parte dei bambini?

L’ambiente è determinante. Gli psicologi parlano di vulnerabilità genetica, quindi alcune caratteristiche sono insite nel DNA, ma conta molto anche la considerazione ecologica, la valutazione e la stima della donna. Ciò dà un imprinting al bambino, che se cresce in un ambiente sano, ovvero nel rispetto del genere e dei ruoli, dell’affettività e dell’emotività, ha tutte le possibilità per sviluppare una psiche sana.

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Rapporto madre e figlio maschio: educare al rispetto delle donne

In che modo una madre può fare sì che suo figlio rispetti lei come tutte le altre donne?

Gli psicologi valutano necessaria la figura di una madre buona, che garantisca affettività e stabilità emotiva che, sia per bambini che bambine, possa guidare verso uno sviluppo psicofisico sano. Una madre dall’affetto contenitivo, presente ma equidistante, senza apprensione, cosa che invece pregiudica la possibilità di sperimentare, prerogativa dell’essere umano. In un contesto di anormalità, come può essere quello in cui viene operata sistematicamente la violenza, il bambino ha altissime possibilità di sviluppare comportamenti violenti a sua volta nei riguardi di figure femminili, anche se non sempre interiorizza questo schema.

In che modo le agenzie sociali, come ad esempio la scuola, possono intervenire nell’educare al rispetto del genere femminile ed alla sua autodeterminazione?

Oltre al termine autodeterminazione io aggiungerei anche quello di autorealizzazione. Le donne, ancora oggi, lottano per conquistare il proprio diritto all’indipendenza economica ed affettiva, e questo genere di privazione è un fenomeno che ha radici culturali. Le agenzie sociali dovrebbero utilizzare, in maniera auspicabile, la metodologia dell’informazione: trasmissione di film, corsi adatti per prevenire i momenti di scompenso (parlando sempre di persone con scompenso psichico).  Il compito delle agenzie sociali è comunque quello di divulgare a tutte le donne e le ragazze, ma anche ai genitori, i quali non utilizzando tale modello comunicativo difficilmente lo accetterebbero.

Un ringraziamento a Federica Squillante 

 

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