Nelle sale dal 28 marzo il nuovo film di Steven Spielberg, Ready Player One. In un futuro distopico, qual è la sottile linea che divide la realtà dal gioco?

Da poco uscito nelle sale italiane il nuovo film di Steven Spielberg, “Ready Player One”. Tratto dall’omonimo romanzo del 2010 di Ernest Cline, il quale ha collaborato per la stesura della sceneggiatura. Totalmente immersi in un futuro distopico, nel 2045 i rapporti umani sono agli sgoccioli e le città sono interamente inquinate e sovrappopolate. Per sfuggire da questa orribile realtà, le persone si immergono nella piattaforma virtuale OASIS, un videogioco creato da James Halliday (Mark Rylance).

Dopo la morte di quest’ultimo, le sorti dell’azienda saranno affidate al primo che riuscirà a superare tre prove ben nascoste nella piattaforma. Un gruppetto di ragazzi, guidati da Wade Watts (Tye Sheridan), riusciranno a trovare le tre Easter Egg e scongiurare la possibilità che il gioco cada in mani sbagliate. Sicuramente i fan degli anni ’80 saranno felicissimi di questa pellicola. Omaggio ai decenni che hanno profondamente segnato generazioni di ragazzi, dalla musica ai film passando per i primi videogiochi.