13 Dicembre 2017 - 10:35

Rosatellum, la Consulta respinge i conflitti d’attribuzione

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La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i quesiti sui conflitti d’attribuzione tra poteri dello Stato sollevati in merito al Rosatellum

Non sussistono i conflitti d’attribuzione tra poteri dello Stato sollevati in merito alle legge elettorali Italicum e Rosatellum. Così ha giudicato la Corte Costituzionale, riunita ieri in camera di consiglio per discutere in via preliminare della loro ammissibilità.

Tre quesiti erano infatti stati sottoposti da parlamentari dei 5 stelle. Tuttavia, nessun ricorso ha individuato in modo chiaro né la qualità in cui i soggetti sollevavano il ricorso (si sono qualificati al tempo stesso come elettori, soggetti politici e parlamentari) né soprattutto le competenze dei poteri dello Stato che i soggetti ritenevano lese. La Corte quindi si è ritenuta non in grado di deliberare su atti con così gravi carenze, respingendo il ricorso.

Anche il quarto ricorso, proposto da un senatore e dal Codacons in merito al voto di fiducia che ha portato all’approvazione della legge, è stato respinto. Non ci sono infatti elementi di incostituzionalità nell’approvazione tramite voto di fiducia. Ciò, del resto, era stato già espresso da più parti durante l’iter parlamentare della legge, e non stupisce. “Un senatore non ha titolo per sollevare conflitto contro il Governo, per di più lamentando vizi del procedimento parlamentare seguito presso la Camera dei deputati“, quindi “nessuno dei ricorrenti è, nel caso di specie, qualificabile quale potere dello Stato“, ha concluso la Consulta.

Sembra pertanto che i ricorsi in merito ai conflitti d’attribuzione non abbiano ragione d’esistere, eppure già si prevede un ricorso ulteriore in tal senso in riferimento al Rosatellum, in cui i legali si qualificano come esponenti del corpo elettorale e come tale ritengono di poter essere qualificati come potere dello Stato, e agiscono contro le Camere. Un ricorso, forse, ancora più difficile da sostenere, dato che sembra entrare nel merito della legge.