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Ai docenti non convince la proposta di Draghi sul recupero a giugno delle ore di scuola perse. Meno dura, invece, la posizione delle organizzazioni sindacali

Il nuovo presidente del Consiglio, ricevuta la fiducia dal Senato e in attesa del voto alla Camera, si è già espresso riguardo la situazione scuola nel nostro Paese. Considerate le numerose difficoltà affrontate da studenti e insegnanti con l’arrivo della pandemia, sembra necessario intraprendere delle strategie per sopperire ai disagi registrati nell’ultimo anno. Per questo motivo, Mario Draghi ha proposto un recupero delle ore perse nel mese giugno, incontrando tuttavia le resistenze del corpo docente. Per insegnanti e presidi infatti non si tratterebbe di una scelta adeguata e sembrerebbe piuttosto una punizione ai danni degli insegnanti, che hanno sempre mantenuto i propri ritmi di lavoro tramite lo strumento della didattica a distanza.

L’ex presidente della Bce ha ragionato sulla necessità di investire culturalmente sul nostro Paese per favorire un graduale rilancio, spiegando che la DAD ha causato non pochi disagi ed evidenziato numerose diseguaglianze (su circa 1 milione e 600 mila studenti di scuola secondaria di secondo grado, nella prima settimana di febbraio solo il 61% di studenti ha avuto assicurato il servizio della didattica a distanza). Secondo numerosi docenti, però, questo provvedimento annullerebbe i sacrifici fatti dal insegnanti e studenti nell’ultimo anno per adeguarsi alle difficoltà portate dalla pandemia; la soluzione potrebbe consistere piuttosto nel recupero a settembre dei debiti formativi. Inoltre, viene posto il problema dell’accavallamento delle lezioni con gli esami di Stato.
Il premier parla in particolare della situazione nel Mezzogiorno, in cui sembrerebbero esserci state molte più difficoltà nell’adozione dei nuovi strumenti di insegnamento online. Parole, queste, che hanno generato un certo malcontento in alcuni professori di scuole del sud, che hanno sottolineato come il tempo in presenza in alcune regioni del nord sia stato anche inferiore a quello delle scuole del Meridione.

D’accordo con la proposta invece Andrea Gavosto, direttore della fondazione “Agnelli”.
Le sigle sindacali Flc Cgil e Cisl riconoscono la necessità di rimediare al danno subito dai giovani a causa della pandemia, pur sottolineando la necessità di evitare generalizzazioni e di gestire questo recupero adattandolo alle diverse regioni.