L’Italia fatica a reggersi in piedi. E’ un’Italia in stampelle, in alcune zone è totalmente incapace di usare “gli arti inferiori”. In altre, invece, deambula sorretta dalla speranza che non accada mai nulla. Perchè se dovesse accadere, probabilmente non avrebbe neanche la forza per scappare. Lo stivale torna a tremare, nella sua zona centrale. Volendolo paragonare proprio alla famosa calzatura, ad essere colpita è stata la zona dei lacci, quella centrale.

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Quei lacci che tengono unito un paese che unito non è. Lo stivale andrebbe cambiato, troppo usurato. Ci abbiamo camminato tanto, e male. Esteticamente sembra ancora abbastanza valido. Ogni tanto lo lucidiamo (o crediamo di farlo), lo ingrassiamo e via! Pronti per un’altra scampagnata nel letame, dove amiamo di più andare e rimanerci.

Il sisma che ha colpito il cuore del nostro Paese, non è altro che un grido d’aiuto di una terra che è stanca di averci tra i piedi. Che ci ha accolto, come la nonna premurosa che più o meno tutti abbiamo. Che ci ha accudito, ci ha sfamato, ci ha rimboccato le coperte. Ma che dopo l’ennesima ingratitudine, ci ha preso a schiaffi. La Terra è la nostra nonna, vuoi per l’età, vuoi per l’affetto che nutriamo nei suoi confronti.

Ma la terra è stanca, è vecchia e non ha più la forza di sopportarci. E a volte si incazza, facendoci piangere. Lo capiamo lì per lì che forse, dovremmo essere più buoni con lei. Ma poi ce ne dimentichiamo. “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Così recita il ventiseiesimo canto dell’Inferno di Dante. Quell’inferno che stanno vivendo ora le popolazioni colpite dal sisma, per mano di chi ha costruito senza seguire “virtute e canoscenza”. Un ammasso di mattoni, impiastricciati con il cemento e tanta incuria.

Queste sono molte delle nostre strutture, scheletri senza muscoli e cervello. Al primo colpo di vento forte ti sembra di stare dentro la casa di legno sull’albero. Al primo schiaffo della terra, cadiamo come pere mature. Mature soltanto per cadere, immature per resistere. Ieri siamo stati presi a schiaffi troppo forte, violentemente, che da una nonna non ti aspetti. E che quando ti prende a schiaffi in questo modo, vuoi disconoscere. Lei e chi l’ha creata.

Chi non è morto tra le macerie è morto d’infarto, come un anziano questa mattina, che all’ennesima scossa non ha retto. Ora ci sarà un’alternarsi di via vai di politici e politicanti, per l’occasione tirati a lucido e pronti ad interpretare un nuovo copione drammatico, svestendo il ruolo di attori comici. Prometteranno case più sicure, uno Stato equo e solidale.

Stanzieranno fondi in abbondanza, molti dei quali verranno risucchiati proprio dal loro sistema politico paludoso. E quella gente, la nostra gente, continuerà a piangere e disintegrarsi come le loro case. E se un giorno, forse da vivi o forse da morti, entreranno nelle loro case ristrutturate, avranno paura sempre che la terra torni a prenderli a schiaffi. Inconsapevoli vittime di una terra, che di noi, non sa più che farsene.

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