Yemen, missili Usa di “autodifesa” contro ribelli sciiti

Yemen
160910-N-CL027-366 ARABIAN SEA (Sept. 10, 2016) The guided-missile destroyer USS Mason (DDG 87) conducts formation exercises with the Cyclone-class patrol crafts USS Tempest (PC 2) and USS Squall (PC 7). Mason, deployed as part of the Eisenhower Carrier Strike Group, is supporting maritime security operations and theater security cooperation efforts in the U.S. 5th Fleet area of operations. (U.S. Navy photo by Mass Communications Specialist 3rd Class Janweb B. Lagazo)

Durante la notte, i militari Usa lanciano missili contro le postazioni dei ribelli Houthi in Yemen. Il Pentagono: “Autodifesa”

Gli sciiti filo-iraniani sono stati colpiti da una raffica di missili statunitensi lungo la costa dello Yemen. Il Pentagono parla di un’azione di autodifesa, seguita a un doppio attacco missilistico nei confronti di navi della Marina Usa presenti nello stretto di Bab el Mandeb. Il militare americano Peter Cook afferma: “Questi limitati attacchi difensivi sono stati eseguiti per difendere il nostro personale, le nostre navi e la nostra libertà di navigazione in un importante passaggio marittimo. “Gli Stati Uniti risponderanno a ulteriori minacce alla nostra flotta militare e commerciale nel modo che riterranno più appropriato”.

Si tratta di un episodio di non trascurabile gravità, dal momento che si tratta del primo intervento diretto delle truppe Usa sul suolo yemenita. Fino a Marzo 2015, l’esercito statunitense si era limitato a fornire supporto logistico e carburante agli aerei sauditi, ma successivamente esso ha iniziato a bombardare senza tregua le postazioni militari sciite, colpendo senza ritegno la popolazione civile. E’ un conflitto, quello yemenita, che ha provocato diecimila morti, senza che i media vi avessero prestato il minimo interesse. La risposta saudita è iniziata dopo la fuga del presidente Hadi, a causa dell’occupazione della città di Sana’a da parte dei ribelli sciiti. Ci si domanda per quale ragione gli Usa siano tanto impegnati nella lotta contro i “terroristi” anti-iraniani, ma non in egual misura nei confronti dello Stato Islamico.