Cop21 a Parigi tra scontri e limitazioni del dissenso



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La vigilia del Cop21 (il summit sul clima dell’ONU) si apre con diverse manifestazioni in una Parigi (apparentemente) bloccata dalle autorità. Le limitazioni al dissenso, però, non riescono del tutto a frenare le proteste che rischiano di sfociare nello scontro tra un corteo non autorizzato e la polizia

 

Nel momento più critico per l’intero mondo, a causa degli attentati del 13 novembre e della conseguente “guerra lampo” all’ISIS capeggiata da Francia e Russia, le nazioni appartenenti all’ONU si apprestano ad affrontare il summit sul clima (Cop21, Conference of the parties) di Parigi.

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Cop21 a Parigi tra scontri e limitazioni del dissenso

La Cop21, che si pone l’obiettivo di ridurre l’emissione di gas serra a livello mondiale, può essere ricordata, però, anche per l’inizio delle “limitazioni” annunciate nei giorni scorsi dal Presidente Hollande dopo gli attentati del 13 novembre.

Infatti, giustificando il tutto per moviti di sicurezza, le autorità francesi hanno tentato di vietare qualsiasi tipo di “dimostrazione” cercando, in tutti i modi, di bloccare il cosiddetto “AntiCop21”, che si è svolto in tutte le piazze del mondo, la cui richiesta è quella di avere un accordo, reale ed effettivo per tutti i membri delle Nazioni Unite, sulla riduzione delle emissioni a effetto serra.

In realtà anche la Francia non è rimasta immobile ed ha espresso il proprio dissenso con diverse dimostrazioni nei “vicoli” di Parigi.

In mattinata, grazie all’iniziativa dell’’associazione Avaaz, il dissenso ha preso “piede” con la “protesta delle scarpe” (in cui sono state disposte le scarpe dei manifestanti lunghi le vie di Parigi) a cui è seguita una catena umana da Place de la Republique a Place de la Nation.

Subito dopo, però, la stessa Place de la Republique è stata teatro di una dura contrapposizione fra contestatori, che hanno “inscenato” un corteo non autorizzato”, e polizia.

Per circa due ore la piazza degli attentati si è resa di nuovo celebre per i tafferugli fra “AntiCop21” e gendarmi che, però, non sono mai sfociati in uno scontro diretto tra le parti.

Al di là dei singoli avvenimenti (che comunque non si sono protratti per lungo tempo e non sono, fortunatamente, mai sfociati in “guerriglia urbana”) la giornata di oggi porta alla luce due elementi che coinvolgono tanto il popolo francese quanto la popolazione mondiale.

In primo luogo, in riferimento al tentativo di “limitare” determinate libertà facendo leva sulla “sicuerezza”, si può affermare che i tentativi portati avanti da Hollande e dal governo francese in questa direzione non produrranno alcun esito positivo sia per la natura dei propri cittadini (abituati, storicamente, a contestazioni di più ampia portata) sia per l’impossibilità di “eliminare” totalmente il diritto di critica.

In secondo luogo, come hanno dimostrato anche le altre piazze del mondo, l’ “AntiCop21” nasce dalla volontà di ottenere realmente una svolta in termini di ambiente (senza decisioni “calate dall’altro”) ed evitare il “tana libera tutti” applicato negli anni per ragioni puramente economiche (come accaduto con USA e Cina, Paesi in testa alla “classifica” per le emissioni di gas serra).

Il Cop21 aprirà i battenti ufficialmente domani ma la stra per un “accordo vincolante” è ancora lunga.

 

 

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