Nella nuova raccolta del maestro Faber, “Ho visto Nina volare” ha il compito di introdurre l’ascoltatore in questo percorso discografico diviso per temi

“Ho visto Nina volare” è uno dei brani più intensi di Fabrizio De André. Per questo è stato scelto come brano iniziale della raccolta “Tu che m’ascolti insegnami” di Sony Music, uscita il 24 Novembre 2017. Curata dalla moglie Dori Ghezzi, l’album è diviso per tematiche, dall’amore, alla guerra, all’infanzia dell’autore. Ma il filo conduttore è il riprodurre, quanto più fedelmente possibile, la voce del Maestro.

L’analisi

L’analisi di questo testo è senz’altro impegnativa e il significato di alcuni versi deve essere ricercato nelle tradizioni delle sue terre natie.

“Mastica e sputa da una parte il miele […] dall’altra la cera”

Il gesto richiama l’azione delle donne d’un tempo a separare appunto il miele dalla cera, come a voler introdurre in un contesto l’esperienza dell’ascoltatore. Il tutto accompagnato dal suono ripetitivo e ossessivo dei tamburi di sottofondo.

“Luce luce lontana più bassa delle stelle”

Invocazione al destino di cui purtroppo non si conosce l’origine:

“quale sarà la mano che ti accende e ti spegne”.

Di seguito l’introduzione della protagonista del brano, Nina, una bambina che con naturalezza e spensieratezza si diverte giocando

“ho visto Nina volare tra le corde dell’altalena”.

E qui interviene il suo lato oscuro, “l’ombra” citata successivamente, segno della parte animale che appartiene ad ogni uomo, dell’amore passionale e fisico, violento:

“un giorno la prenderò come fa il vento alla schiena”

La consapevolezza però si fa largo nell’animo del protagonista, perché sa di non poter agire secondo il suo istinto e il freno imposto dalla morale è rappresentato dal padre, figura forte ed imponente alla quale è impossibile scappare se non appunto “imbarcandosi sul mare”:

“e se lo sa mio padre dovrò cambiar paese se mio padre lo sa mi imbarcherò sul mare”.

Ecco di nuovo che ritorna l’ombra, la sua parte cattiva che “fa il verso” al suo lato buono. Lato che cerca di difendersi mostrando il coltello nonostante la voglia di lasciarsi andare e di prendere in mano quella vita intrappolata:

“stanotte è venuta l’ombra, l’ombra che mi fa il verso le ho mostrato il coltello e la mia maschera di gelso”.

È forte, infatti, la consapevolezza che a breve arriverà “la neve”, l’inverno, il freddo, metafora del tempo che fugge, della fine e, in ultima analisi, della morte. Concetto riconducibile al romanticismo ottocentesco ed in particolare a Leopardi:

“prima che venga neve”

Il testo

Mastica e sputa
da una parte il miele
mastica e sputa
dall’altra la cera

mastica e sputa
prima che venga neve
luce luce lontana
più bassa delle stelle

quale sarà la mano
che ti accende e ti spegne
ho visto Nina volare
tra le corde dell’altalena

un giorno la prenderò
come fa il vento alla schiena
e se lo sa mio padre
dovrò cambiar paese
se mio padre lo sa
mi imbarcherò sul mare

Mastica e sputa
da una parte il miele
mastica e sputa
dall’altra la cera

mastica e sputa
prima che faccia neve
stanotte è venuta l’ombra
l’ombra che mi fa il verso

le ho mostrato il coltello
e la mia maschera di gelso
e se lo sa mio padre
mi metterò in cammino
se mio padre lo sa
mi imbarcherò lontano

Mastica e sputa
da una parte il miele
mastica e sputa
dall’altra la cera

mastica e sputa
prima che metta neve
ho visto Nina volare
tra le corde dell’altalena

un giorno la prenderò
come fa il vento alla schiena
luce luce lontana
che si accende e si spegne

quale sarà la mano
che illumina le stelle
mastica e sputa
prima che venga neve