Raffaele Jaffe, Casale

Dal glorioso scudetto con il Casale alla deportazione nei lager polacchi. La storia del professor Raffaele Jaffe: il chimico ebraico, poi convertito al cattolicesimo, che si innamorò del calcio

Siamo in Italia negli anni che precedono la Guerra, il calcio non è lo sport per eccellenza e nelle scuole insigna il professor Raffaele Jaffe. La chimica è la sua passione, che cerca di infondere anche ai suoi ragazzi. Da Genova intanto incomincia a prendere forma il “pallone”, che a partire dai primi anni del 1900 si estende in altre regioni. Il prof lavora a Casale Monferrato, paese rivale di Vercelli, dove già si indossano le divise da calcio.

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Lo sport raggiunge anche le piccole provincie oltre le grande città come Milano e Torino. La vita di Raffaele Jaffe cambia in un pomeriggio d’autunno, quando insieme ad alcuni suoi alunni si innamora del calcio nel vicino comune di Caresana. Passano poche settimane e il 18 dicembre 1909 nasce il Casale Football Club ed ovviamente il presidente è il prof Jaffe. La rivalità con la Pro Vercelli è talmente forte che subito si decide il colore ufficiale per rappresentare la squadra: il nero, per opporsi totalmente al bianco vercellese. Sul petto viene fissata una stella a cinque punte.

La promozione tra i grandi, la prima volta nella massima serie e lo scudetto

La squadra centra subito due promozioni consecutive e sale in Prima Categoria (l’attuale Serie A). 1911-1912, la prima volta tra i grandi, la prima possibilità di vedersela con la Pro Vercelli. Il Casale però perde entrambi gli scontri diretti. Il campionato termina con una buona sesta posizione, ma Raffaele Jaffe resta intenzionato a realizzare il suo sogno.

Il Casale raggiunge la consapevolezza della propria forza al termine di un’amichevole contro il Reading nel maggio del 1913. Corazzata inglese, definita dai giornali la più grande squadra straniera vista in Italia. Gli inglesi escono sconfitti per 2-1. Il campionato 1934-1914 è l’anno della storia: il Casale vince il suo primo scudetto al termine di una grande cavalcata (le regole e lo sviluppo del campionato erano differenti).

Lo scoppio della Guerra e il declino

Una grande gioia che termina però con lo scoppio della Guerra. Il calcio scompare da Casale, l’Italia interrompe le attività sportive per quattro anni. Nel 1919 Raffaele Jaffe lascia il club a causa di difficoltà economiche. Negli anni 30 inizia la caduta del club, che non riuscirà più a salire nella massima categoria. La storia di Jaffe termina nel peggiore dei modi: nonostante la sua conversione al cattolicesimo dopo aver spostato una ragazza cattolica, viene perseguitato dalle leggi razziali del 1938. Viene arrestato dalla polizia fascista e internato nel campo Fossoli. Nel 1944 viene deportato ad Auschwitz e ucciso dai nazisti. A Casale ancora si ricordano di lui e la storia del professore con l’amore per il calcio è tramandata di generazione in generazione.

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