Referendum Costituzionale

Il Referendum Costituzionale riporta in auge la discussione sull’Italicum. Renzi apre alle modifiche sperando di ricompattare il partito sul sì

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In una sua massima sulle idee, lo scrittore e saggista Marcel Proust disse che “ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue”.

L’esternazione di Proust, che tanto si lega all’attualità, rende chiaro il pensiero di come l’uomo tenda ad “interpretare”, in sostanza, solo ciò che conviene e che si avvicina, nel proprio disordine, al suo “distorto” pensiero.

Referendum Costituzionale
Referendum Costituzionale

Questa situazione, tornando ai giorni nostri, è riscontrabile, infatti, nel dibattito pubblico che ha investito il Referendum Costituzionale dopo l’annuncio sulla data in cui si svolgerà la tornata (4 dicembre 2016).

Accanto agli slogan sulla sì che “fa bene alla salute” e ai diversi tentativi disperati di “aiuti”, in salsa “80 euro”, agli italiani, è tornata in auge anche la strategia, prettamente politica, del Segretario/Premier Matteo Renzi.

Come nei casi precedenti, anche questa volta la “mossa” sembra alquanto disperata e tende, in maniera più o meno “mascettiana”, a ricompattare il partito, ed i numeri, sul Referendum Costituzionale prossimo.

Al grido “Lunedì 10 ottobre ci vedremo a Roma alla direzione nazionale per discutere di tutto” Renzi ha, infatti, spalancato le porte alle richieste della minoranza interna sulla legge elettorale.

La nuova “mossa” del Segretario del partito di maggioranza relativa, però, porta ad un’attenta analisi che riconduce a considerazioni “più o meno” allarmanti sulla stessa tenuta del Paese.

In primo luogo, si può dire che, come riscontrato dalle richieste della minoranza dem, l’annuncio è volto a ricompattare l’intero partito sul sì.

Ciò, con mosse e “contromosse” di rito fino al 4 dicembre, fa emergere due grandi problematiche.

La prima è totalmente partitica e si riversa sulle gesta del tutto azzardare per raccattare qualche voto in più a favore del Ddl Boschi.

In odor di sconfitta in base ai sondaggi, Renzi sta cercando di promettere qualunque cosa a qualsiasi soggetto, mettendo in forte discussione anche le sue idee (imposte) in precedenza, per rafforzare il fronte del sì.

Questa atteggiamento da un lato mostra una piena mancanza di progettazione politica e dall’altro una continua contrattazione, spesso e volentieri al ribasso, al fine di ottenere un consenso che in realtà si fonda sul “do ut des”.

Dal lato opposto, invece, si riscontra la problematica di tipo politico, individuabile nella modifica dell‘Italicum.

Al contrario del caso precedente, questa volta l’azione è portata avanti in maniera parallela da entrambi gli schieramenti coinvolti.

Data la forte preoccupazione dettata dai sondaggi (in cui il M5S risulterebbe vincitore al ballottaggio), in questo caso si cerca di portare avanti una vera e propria modifica delle “regole” in base a “convenienze del caso”.

In pratica, sia la maggioranza che la minoranza dem si sono resi conti che tanto il ballottaggio quanto il premio di maggioranza al partito sono armi contro lo stesso Pd e quindi, nonostante un voto di fiducia dato sull’ (ormai odiato) Italicum, è necessario cambiare per non “soccombere” in futuro.

Anche in questo caso si mostra una mancanza di “piani” reali per l’Italia e, soprattutto, un’attività legislativa (o meglio “esecutivo-legislativa” dato che è il governo, e non il parlamento, a dettare i “tempi” e l’agenda del Paese) che si modifica in base ad”opportunità” del momento che permettano di detenere l’autorità nello Stato.

La “battaglia” referendaria è appena cominciata e fino al 4 dicembre gli scenari potrebbero cambiare, ancora, in maniera repentina.

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