Referendum Costituzionale

Il Referendum Costituzionale infiamma l’ala del Sì. Fra meno tasse e più investimenti, la conferma del Ddl Boschi sembra diventata l’ago della bilancia per la vita degli italiani

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Il detto “una mela al giorno toglie il medico di torno” è divenuto, nel linguaggio gergale, una sorta di formula per esorcizzare qualsiasi male della vita.

Il frutto, che effettivamente contiene proprietà che difendono l’organismo, in pratica viene elevato a “rappresentante” dei cibi sani che maggiormente si prendono cura dell’essere umano.

Questa similitudine, però, da diversi mesi è stata applicata anche alla campagna sul referendum costituzionale e, in pochi istanti, ha reso il Sì al Ddl Boschi la cura per qualsiasi male.

Referendum Costituzionale
Referendum Costituzionale

Nelle vicende che si sono succedute di recente, infatti, si sono alternati due momenti di “zenit referendario” che hanno fatto emergere da un lato la “disperata” strategia interna, in cui la maggioranza di governo ha indossato i panni di una squadra di calcio lanciata all’attacco anche con il portiere per segnare il goal partita al 90°, e dall’altro l’interesse internazionale per la “piena” attuazione del disegno costituzionale Renzi/Boschi.

Considerando il primo elemento, andando al di là delle promesse mancate (anche se politicamente rilevanti), si possono rilevare tanto l’eccessiva personalizzazione del quesito, smentita più volte dai palchi delle varie Feste dell’Unità, quanto “il gioco degli 80 euro” prima del referendum costituzionale stesso.

I due elementi, riscontrabili in una stessa strategia, si rendono visibili sia nella “classica” strategia della paura, avanzando ipotesi di scenari “apocalittici” in cui si avranno in sequenza blocchi istituzionali, zero investimenti e meno crescita per il Paese, che nelle promesse di rendere meno cara la vita agli italiani, con una diminuzione delle tasse, attraverso il Sì.

Il secondo elemento, invece, mostra il più preoccupante sguardo del mondo sul referendum italiano che, oltre a far emergere la subordinazione del nostro Stato nei confronti del sistema internazionale (tanto finanziario quanto politico), mostra un più ampio progetto per la nostra nazione.

Il Ddl Boschi segue, in sostanza anche se in maniera “indiretta”, le disposizioni di un documento, a firma Jp Morgan (società finanziaria statunitense), sulla modifica delle cosiddette “costituzioni socialiste” (Italia, Grecia, Spagna e Portogallo) che, con i loro costrutti di base, rendono la vita impossibile ai governi, impotenti di fronte ai parlamenti e deboli nelle scelte, concedono troppi diritti ai lavoratori e concedono troppe “licenze di protesta”.

Questa visione, che è accettata dal quadro internazionale, ha l’obiettivo di formare, in Stati a forte tradizione parlamentarista e con una Costituzione carica di “freni e contrappesi”, governi in grado di prendere (ed imporre) decisioni in piena autonomia in nome degli “obiettivi economici” generali (che non coincidono per nulla con i “bisogni” della popolazione).

A tutto ciò sono legati gli “spot propagandistici” da parte degli “attori esteri” (“Se vince il no, passo indietro e addio investimenti” o “Ovviamente non spetta al governo tedesco esprimersi su referendum che si tengono in altri Paesi  ma” la Germania “appoggia il premier Matteo Renzi nelle sue diverse attività di politica interna”) che mirano proprio all’obiettivo di instaurare una sorta di “semi presidenzialismo” a forte connotazione governativa (almeno per il momento).

Questa volta, al contrario del detto iniziale, non sempre qualcosa presa ogni giorno diventa la cura a tutti i nostri mali… anzi.

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