Spirit – Cavallo Selvaggio: galoppa verso la libertà

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Diretto nel 2002 da Kelly Asbury e Lorna Cook, “Spirit – Cavallo Selvaggio” è un altro dei lungometraggi d’animazione Dreamworks SKG di immenso livello. La storia di un cavallo che galoppa verso la libertà, il tutto con lo sfondo dei colpi di fucile del Vecchio West e delle scorribande dei pellerossa

Quando una persona si reca al cinema spende dei soldi, a volte magari dei risparmi, per potersi godere un’ora e mezza o due di intrattenimento. Spesso ci colpiscono gli effetti speciali, altre volte un solo attore o una sola attrice riescono a rendere un’intera pellicola godibile. Altre volte ancora, invece, si passano serate sotto le coperte perché fuori c’è brutto tempo e si cercano film vari in giro, per il semplice motivo di ricerca di distrazione.

Spirit – Cavallo Selvaggio (Spirit: Stallon of the Cimarron) è una pellicola adatta a tutte le situazioni. E lo è sempre. Contiene tutto ciò che un film d’animazione dovrebbe avere, diventando uno dei film d’animazione più maturi di sempre. Adatto a tutte le età, adatto a tutte le persone, adatto al paragone con qualsiasi altro film.

Road Movie, libertà e contrasto 2D-3D

A descriverlo a grandi linee, Spirit sembrerebbe non avere molto in più rispetto ad altre pellicole di cui abbiamo già parlato. Ciò che lo rende unico nel suo genere non è il fatto che sia un Road Movie, non lo è neppure il tema portante che cerca di trasmettere, ovvero la libertà. Non lo è neppure la tecnica utilizzata, un mix di sfondi 2D con animazioni 3D che abbracciano tecnica tradizionale a CGI. Ciò che rende Spirit unico è il modo in cui fonde tutto ciò.

Spirit è la storia di un cavallo (il cui nome gli viene dato solo negli ultimi secondi del film) che galoppa verso la libertà. Semplice e conciso. Avrà a che fare con il reggimento di soldati che cattura e sfrutta i cavalli per le proprie guerre contro gli indiani, e tra gli indiani Spirit farà la conoscenza di Piccolo Fiume, pellerossa della tribù dei Lakota, nonché personaggio che denominerà Spirit Cavallo Selvaggio.

Perché Spirit funziona nonostante il silenzio 

Ebbene, un altro film in cui gli animali sono protagonisti. Eppure, nonostante ciò, abbiamo anche i rapporti tra umani ed animali, nella fattispecie cavalli. Lo avevamo visto anche in Galline in Fuga, o in Toy Story con la Pixar, ed in tante altre pellicole. Ciò che cambia è che stavolta gli animali non si limitano a parlare, bensì comunicano. Senza proferire parola.

La pellicola si apre con la voce (nella versione originale) di Matt Damon che doppia Spirit, il quale però parla solo in qualità di narratore, e mai con altri della sua specie o con i personaggi umani. Ciò rende tutto altamente realistico, compensando l’atteggiamento discriminatorio de Il Colonnello nei confronti di tutto ciò che è diverso da lui.

Basti pensare alla scena in cui Il Colonnello lega al palo prima Spirit e poi Piccolo Fiume, senza cibarli né dissetarli. I due sono trattati in egual misura, a causa della loro diversità. Non c’è differenza tra razza da domare, che sia un cavallo o un pellerossa.

Bryan Adams o Zucchero, a voi la scelta 

Il pezzo forte di questo film è indubbiamente la colonna sonora. Scritta da Bryan Adams e Hans Zimmer nella versione originale, doppiata egregiamente da Zucchero qui in Italia. Avevamo visto qualcosa di simile già nel primissimo capitolo della DreamWorks SKG, con Il Prince d’Egitto, dove spesso le colonne sonore trasmettevano forti messaggi che attraversavano le orecchie ed il cuore dello spettatore.

Qui la DreamWorks ci fa notare fin da subito di puntare tutto proprio sulla musica e sulle emozioni che è capace di trasmettere. Ogni momento saliente è dettato dai ritmi, ogni sentimento è accompagnato dalle note, ogni messaggio è cantato con parole concise e profonde. Un film da ascoltare, e che si fa sentire. Non serve dettagliare le canzoni ed i messaggi che intendono trasmettere, vanno semplicemente sentite, seppur non siano poche, non appaiono mai come azzardate o forzate, bensì accompagnano al meglio lo spettatore, che non può far altro che gustarsi un film a tratti quasi orchestrale.

Basti sentire dentro, la crescita del sentimento tra Spirit Pioggia, in una delle scene più belle e romantiche della storia d’animazione.

L’antagonista che antagonista non è

Un’altra figura che spesso è difficile da rendere a cartone animato è l’antagonista. Se con la Disney il cattivo spesso è una figura senza cuore che finisce per morire tragicamente, con la Pixar spesso ci siamo abituati a pellicole così ricche di esperienze di vita, che l’antagonista non era neppure necessario. La DreamWorks SKG sperimenta un altro tipo d’antagonista: quello che si arrende. Il Colonnello rincorre Spirit per l’intero film, cerca di punirlo, di intimorirlo, di domarlo. Fino a quando comprende che il suo orgoglio è inferiore rispetto al desiderio di libertà del quadrupede, una sfida che Il Colonnello perde ed accetta. Verso la fine del film possiamo assistere, come accade solo raramente, ad una scena in cui è l’antagonista stesso a farci emozionare come non mai.

Tra l’altro, Il Colonnello è chiaramente ispirato a George Armstrong Custer, uno dei militari statunitensi più importanti della storia degli USA, proprio grazie al suo ruolo d’ufficiale d’esercito nelle guerre di successione americana e di guerre contro gli indiani. Ad hoc.

Una DreamWorks SKG pressoché perfetta, fin qui

Con Spirit tocchiamo veramente il cielo che appare nella sigla d’introduzione di ogni film della casa di produzione. Dopo Shrek e la vittoria dell’Oscar, a Spirit non è stata concessa la doppietta solo perché contemporaneamente usciva nelle sale il film più importante della storia d’animazione giapponese, un film di cui parleremo in seguito.

Eppure, c’è un grosso e doloroso “ma” da inserire in questo pensiero. Se fin qui i 6 lungometraggi prodotti dalla DreamWorks sono stati all’altezza delle aspettative, lo stesso non potrà dirsi dei capitoli successivi, che si riveleranno  non particolarmente esaltanti.

Nel frattempo, elogiamo e godiamoci Spirit – Cavallo Selvaggio, uno dei film che è riuscito maggiormente a farci emozionare semplicemente liberandoci dalle parole, rompendo le catene grazie al coraggio e alla musica.