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Foto: The Super League Official website

In diretta sulla tv spagnola Florentino Perez parla per la prima volta della Superlega: dalle motivazioni alla base della scissione, al futuro delle leghe nazionali

Un’apparizione televisiva da un’ora e mezza per chiarire la posizione dei club “secessionisti”: per la prima volta uno dei presidenti coinvolti nel progetto Superlega ha deciso di parlare in diretta nazionale. Al Chiringuito, Florentino Perez si mostra sicuro delle potenzialità del nuovo torneo e risponde ai legittimi dubbi sollevati dal mondo del calcio.

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“Siamo in un momento di enorme difficoltà. Il calcio per colpa della pandemia ha perso 5 miliardi di euro. Noi 100 milioni in tre mesi un anno fa e 300 in questa stagione. Bisogna far qualcosa, bisogna cambiare. I giovani stanno perdendo interesse nella competizione e bisogna far si che si riaggancino al prodotto. Per farlo bisogna cambiare, così come si fece negli anni 50 quando Santiago Bernabeu ideò la Coppa d’Europa e ha cambiato la storia del calcio, ora succederà lo stesso. Sono tre anni che lavoriamo a questo progetto, la pandemia ci ha costretti ad accelerare i tempi”.

Una rivoluzione necessaria per salvare il mondo del calcio, ormai sull’orlo di una crisi irreversibile: questa la posizione, sincera, di Florentino Perez che chiarisce come le necessità economiche in questo momento siano più importanti del lato sportivo del gioco.

“L’unico modo per sopravvivere è generare nuovi introiti, che al momento possono arrivare solo dal mercato televisivo. L’attuale Champions League non è attrattiva, lo diventa solo in marzo, la gente non vuole vedere partite contro squadre modeste. Ci sono 4 miliardi di potenziali tifosi che vogliono veder giocare i grandi club. Se questi grandi club vanno bene e incassano possono poi condividere quanto incassato con i club modesti, perché noi ragioniamo in termini di valori e di solidarietà. Hanno detto che è un progetto da ricchi per ricchi che renderà i poveri più poveri e non è vero”.

Sul tavolo anche l’aspro contrasto con le leghe nazionali e la UEFA, fortemente contrarie a una lega elitaria, lontana da logiche di merito sportivo.

“Vogliamo partire il prima possibile, ma non ci sarà nessuno strappo. Noi cerchiamo il dialogo e a quello lavoreremo. Se si può, si parte, altrimenti aspettiamo un anno. E magari non troveremo un accordo e non si farà. Ma io spero di si, perché altrimenti moriremo tutti”.

Una Superlega che secondo Florentino Perez non rimarrà chiusa a una cerchia ristretta, ma si aprirà anche ad altri top team europei:

“Pensavamo che il Psg potesse venire, però al momento non è così. Come i club tedeschi: hanno detto loro che vogliamo farla finita con i campionati locali e non è così. La meritocrazia non può esserci per 50 squadre, però ci sono club come Roma, Napoli e molti altri che hanno diritto di partecipare e studieremo la formula perché possano qualificarsi. Ma chi genera denaro sono i 15 membri fondatori, quelli sono quelli che creano il miglior spettacolo del mondo. Non posso dire chi arriverà, stiamo trattando, però ora ci prendiamo una pausa per spiegare le nostre intenzioni, poi si vedrà chi potrà unirsi”.

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