Fallisce la Borsalino, l’azienda dei cappelli dei divi



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Borsalino: l’eccellenza italiana che con i suoi cappelli ha donato stile ad attori e divi di tutto il mondo ha dichiarato il fallimento

Fallisce un marchio italiano che ormai da oltre un secolo era sinonimo di stile ed eleganza. Ieri è stata dichiarata fallita la Borsalino, l’azienda di cappelli fondata ad Alessandria da Giuseppe Borsalino nel lontano 1857. Un’azienda famosa in tutto il mondo, con quel caratteristico modello di cappello in feltro che  ha preso il nome “Borsalino”.

A nulla è servito l’intervento di Philippe Campeiro, titolare del marchio e gestore del contratto di affitto mediante la sua società svizzera Haeres Equita: il suo contratto preventivo è stato respinto dal tribunale della città. Respinta di concordato che era avvenuta già un anno fa, alla quale era seguita la proposta fallimentare di un nuovo piano industriale in primavera.

Ma Campeiro in nome della Borsalino non si arrende“Il fallimento si basa su ragioni tecniche e legali che nulla hanno a che fare con la gestione dell’azienda da parte di Haeres Equita. L’attività di Borsalino continua, la nostra volontà è di andare avanti mantenendo i livelli occupazionali e il sito produttivo ad Alessandria. Preserveremo un patrimonio d’eccellenza del sistema manifatturiero italiano”.

Nel frattempo c’è forte agitazione e incredulità tra i 150 operai dell’azienda che nel pomeriggio hanno presidiato simbolicamente in un assemblea tenutasi nella sede di Alessandria: “E’ una situazione che ha dell’assurdo. Il lavoro non manca, anzi ci sono già ordini ai quali adempiere. Dopo la decisione del tribunale, non si può che essere arrabbiati. Siamo delusi perchè il fallimento comporterà un periodo di difficoltà per tutti, ma ci attrezzeremo per andare avanti nonostante non manchino le preoccupazioni” le parole di uno dei rappresentanti.

Nonostante la situazione alquanto confusa la produzione sembrerebbe intenzionata a continuare, viste anche le previsioni di fatturato stimate dell’anno entrante che si aggirano sui 17 milioni di euro.

Ma è il contraccolpo alla memoria collettiva, più che il fatturato, a far male al made in Italy. A leggere di questo fallimento riecheggiano inevitabilmente nell’immaginario italiano le immagini di tutti i divi che indossando con carisma un borsalino hanno contribuito a conferire lustro e notorietà al prodotto, e a sancire definitivamente l’eccellenza del marchio: da Mastroianni in “8 e 1/2″ a mostri sacri come Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, entrambi con in capo il cappello italico nella scena finale di “Casablanca“. Con Alain Delon poi, “Borsalino & Co.” diviene addirittura una pellicola cult, nel 1974.

Un trend proseguito sino ai giorni nostri: è un borsalino quello che indossa un superbo Tony Servillo nel film premio Oscar La Grande Bellezza, e sono Borsalino gli innumerevoli cappelli della collezione di Johnny Depp, icona di stile e vero cultore del brand.

Un prodotto dal fascino intrinseco e intramontabile, mai messo in dubbio sul piano qualitativo, basti pensare che occorrono necessariamente 52 passaggi e sette settimane di lavorazione per creare un singolo cappello. Insomma un simbolo importante per l’italia nel mondo, che non possiamo permetterci di perdere. Sarà davvero la fine per i cappelli Borsalino?

 

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