Governo, una crisi annunciata

palazzo chigi Governo

Governo, la crisi annunciata è ormai in atto. Ecco il piano leghista che avevamo già previsto in tempi non sospetti

Lo si era intuito sin dall’inizio. E la velocità con cui si cercava di portare a termine gli interventi chiave ne era stata una prima prova.

Ora, però, il sospetto è del tutto debellato e la crisi di governo sembra avviata.

Ciò che sta accadendo in queste ore sulla questione TAV non solo fa emergere ancor di più quello che è il progetto leghista ma anche l’ingenuità (politica) del gruppo pentastellato.

Questa riflessione, così come le altre dei mesi scorsi, nasce sulla base di alcuni dati politico/elettorali che – legandosi indissolubilmente tra loro – fanno emergere la grande capacità del partito di Salvini di dettare la rotta senza i numeri.

In sostanza, ciò che la Lega ha portato avanti (con incredibile cecità del M5S) è un vero e proprio progetto politico fondato sul marketing e la capacità di imporre la propria visione a scapito dell’alleato di governo.

Il dato – esploso inevitabilmente sull’ennesima differenza di visione tra i sottoscrittori del contratto – mostra un’abilità nell’indirizzare le policy da un lato e un’egemonizzazione dell’azione dell’esecutivo dall’altro.

Dl Sicurezza, pace fiscale, autorizzazione a procedere per Salvini, autonomie regionali e – non ultima – legittima difesa, difatti, hanno avuto il merito di stremare il movimento guidato da Di Maio (che più di una volta è stato costretto ad ingoiare bocconi amari) e, contemporaneamente, rivitalizzare quello di Salvini.

La mossa, non del tutto inaspettata in virtù della maggiore esperienza dell’ex (?) gruppo padano, non si è limitata ad un egemonizzazione dell’azione di Governo (il continuo parlare del gruppo leghista sembra quasi presupporre la presenza esclusiva dei verdi al governo) ma ha puntato direttamente al bottino pieno.

Cavalcando l’onda del malcontento popolare – dettato per lo più da uno Stato di paura quasi imposto per l’occasione – ed un identitarismo fondato, sostanzialmente, su un rifiuto dell’altro (sia esso straniero o di un altro territorio in genere), la Lega sta cercando in tutti i modi di sfruttare quanto più possibile il momentum in modo da poter fagocitare l’intero spettro politico/partitico futuro.

Una presa di coscienza, quindi, è ormai necessaria e –  a meno di colpi di scena dell’ultima ora – sembra essere in atto un nuovo processo di destrutturazione del sistema partitico in cui il leaderismo domina pesantemente e le Politiche la fanno sempre meno da padrone.