Italicum, ovvero come ti cambio la “riforma” in poche mosse



Italicum

Dopo i tanti scontri, maggioranza e minoranza dem si riavvicinano. La modifica dell’Italicum investe tanto la “convenienza” elettorale quanto la conferma della Riforma costituzionale

Vladimir Majakovskij, poeta e maggior “cantore” della rivoluzione d’ottobre, per descrivere la particolare situazione che si presenta in un periodo di “crisi”, utilizzò un aforisma che riuscì, in maniera comica e non poco pungente, a “dipingere” in maniera ottimale la realtà dei fatti.

“In una nave che affonda gli intellettuali sono i primi a fuggire…” è, in pratica, la sintesi che illustra come la “paura” di talune persone porta le stesse a rifugiarsi in “porti” sicuri e in maniera del tutto disinteressata verso gli altri.

L’esternazione di Majakovskij, in questo caldo (non solo per l’avvento dell’estate) luglio politico, è riscontrabile nella nuova strategia sull’Italicum, la “futura” legge elettorale italiana.

Italicum
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Dopo la disfatta nelle amministrative di giugno, condita dalla perdita di tre grandi città su quattro, il Partito Democratico, questa volta in maniera unitaria, è tornato all’attacco per la modifica delle regole di elezione dei rappresentanti nazionali.

A seguito degli scontri avuti in Direzione Nazionale, la minoranza dem e i renziani sembrano in dirittura d’arrivo per un accordo che, più che garantire governabilità e maggiore potere decisionale del popolo, tenterà in ogni modo di “bloccare” l’avanzata a cinque stelle.

Al grido “L’Italicum è nelle mani del Parlamento”, infatti, il Segretario/Premier Renzi ha “spalancato” le porte alla “revisione” che gioverebbe al Pd sia dal punto di vista “referendario” che dal punto di vista “elettorale” (futuro).

Per quanto riguarda il primo ambito, si può dire che il passo indietro della maggioranza dem è totalmente strategico.

I renziani, in pratica, nel marasma totale di queste settimane, hanno compreso che “tirare troppo la corda” sulla legge elettorale avrebbe di sicuro degli effetti negativi sul referendum e, nella speranza di creare un “super comitato” per il sì appoggiato da tutto il partito, stanno “cedendo il passo” ad alcune “pretese” della minoranza che, alla fine, potrebbe giovare tutti.

Dal punto di vista prettamente elettorale, invece, la questione deve essere “spacchettata” su due fronti.

Il primo è quello legislativo che, in caso di riapertura della discussione, mostra tutta la “minima” considerazione di un’istituzione come il Parlamento.

Approvato attraverso la questione di fiducia (che “mette in discussione” il rapporto fiduciario tra il legislativo e l’esecutivo, almeno sulla carta), l’Italicum rischia un nuovo approdo alle camere dopo essere stato imposto da “logiche” appartenenti esclusivamente all’esecutivo (e introdotte all’interno delle prime attraverso l’arma del “ricatto fiduciario”).

Allo stesso tempo, il Parlamento, con la concessione della fiducia in quella occasione, diviene, a momenti alterni, l’esecutore di provvedimenti non suoi o l’organo di “continua discussione” dei provvedimenti.

Questo ultimo punto fa emerge la seconda questione riguardante il tema che investe la cosiddetta “convenienza del momento”.

In fase di prima approvazione, l’Italicum era stato concepito sulla base del famoso 41% ottenuto alla elezioni europee e sulla convinzione che, da solo, il Pd avrebbe “portato a casa” una facile vittoria.

Con la sconfitta nei ballottaggi delle ultime amministrative (rafforzata dai ultimi sondaggi che parlano di “sorpasso”), ci si è resi conto che attribuire il premio di maggioranza alla coalizione e non al singolo partito avrebbe favorito l’eventuale vittoria.

Anche in questo caso, in barba al concetto di “certezza delle norme”, si evidenzia una tendenza a cambiare le “regole del gioco” in base ai momenti e in base alle “convenienze” piuttosto che prendere una “strada” specifica e soprattutto parziale.

Il cammino verso la modifica dell’Italicum dovrebbe riaprirsi dopo l’appuntamento referendario ma le “contrattazioni” sono appena cominciate.

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