noemi metamorfosi
screenshot dal video ufficiale

Dopo quasi tre anni di silenzio, la voce di Noemi torna a brillare nel segno di una vera e propria metamorfosi musicale frutto di nuove sperimentazioni che fanno subito centro

Probabilmente l’unica cosa che non è cambiata è proprio la voce. Il resto è una metamorfosi totale, infatti, quella che ha come protagonista Noemi e che la stessa artista ha scelto come titolo per il nuovo album pubblicato lo scorso 5 marzo, affidando l’intero progetto ad una sola parola d’ordine: cambiamento.

Potrebbe interessarti:

Un discorso, questo, ribadito immediatamente già nella title track chiamata proprio “Metamorfosi” e presente in apertura di disco, che si fa strada tra una serie di dissolvenze sonore cupe in cui si intravede la titubanza di Noemi e del suo “non so nemmeno io che cosa sono”, una frase che rompe il ghiaccio e sgretola l’atmosfera iniziale quando diventa certezza nel ritornello melodico scandito dall’inciso “taglio il filo che mi lega a te, perché non sono più la stessa”, ripetuto a più riprese quasi a sottolineare che c’è qualcosa di più in questo nuovo inizio.

Se fisicamente quanto appena affermato è sotto gli occhi di tutti, infatti, musicalmente parlando la metamorfosi di Noemi è ancora più marcata ma si svela con molta più cautela e meno veemenza in quanto fin dal primo ascolto di quest’album si ha l’impressione di avere a che fare con qualcosa di più particolare rispetto a quanto possa apparire e che per certi versi scorre veloce in cuffia con una fluidità totalmente inaspettata.
Al centro di tutto c’è proprio la cantante romana nelle vesti da esploratrice di nuove sonorità che dalle classiche melodie di cui è sempre stata portavoce, questa volta sfumano nel mondo underground e nella new wave nostrana fatta di bassi incalzanti ed echi di melodie ipnotiche dove la sua voce trova un nuovo terreno fertile da colonizzare.

Il risultato è la collisione con nuove sfumature dai tratti sottili ma sempre di forte impatto e che non solo evidenziano ancora una volta tutto lo spessore dell’interprete romana, ma concedono all’intera opera un retrogusto contemporaneo ed allo stesso tempo ricercato. Il prezzo da pagare è probabilmente una buona perdita del classico graffio che ci si aspetterebbe e che si evince dalla quasi totale assenza di vocalizzi e forzature varie, anche se a ben pensarci probabilmente essi potrebbero risultare superfluoinel progetto visto d’insieme che sembra perfetto così com’è, nel suo suonare fresco e coinvolgente.

Noemi metamorfosi
Metamorfosi- Copertina del disco

C’è l’aria di estate, infatti, nel sound di “Ora” che nonostante il racconto di una storia d’amore tra alti e bassi mette un sorriso simile a quello presente in copertina d’album, così come fanno i colpi di batteria in “Limite” che fanno muovere la testa a tempo quando esplodono nel ritornello ideato dal duo Muut, già produttore di Mahmood.

Noemi parla anche di blues e Winston nel meraviglioso addio in versi affidato all’altrettanto meravigliosa “Senza lacrime”,ed allo stesso tempo strizza l’occhio al soul prestando la voce alle parole scritte da Neffa in “Tu non devi”.
In “Si illumina”, invece, il lavoro d’artigianato è opera di Dardust, , il Re Mida dei producer nostrani coautore anche della sanremese “Glicine”, capace di creare per l’occasione un bellissimo arrangiamento che sembra incorniciare alla perfezione la nuova identità della sua interprete e che probabilmente avrebbe vinto a mani basse il Festival della città dei fiori.

Il piazzamento fuori dalla top ten del concorso canoro probabilmente non conferisce il giusto merito ad un brano che apre il sipario su questo piccolo gioiello creato da Noemi e dalla nuova direzione mutevole in cui sembra essere a suo agio. La stessa che a giudicare dallo scorrere dell’album durante l’ascolto, appare davvero la rotta giusta da percorrere.

Letture Consigliate