Pulp Fiction, il cult di Tarantino che non tramonta mai

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Due anni dopo il clamoroso debutto con Le Iene, Tarantino mette tutto se stesso e la sua cinefilia in Pulp Fiction, forse la sua opera più rappresentativa

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Dopo il successo del suo primo e rivoluzionario lungometraggio Le Iene, Quentin Tarantino riceve diverse offerte da Hollywood, tra cui quella di dirigere Men in Black, ma rifiuta elegantemente e decide di ritirarsi ad Amsterdam per la realizzazione del suo nuovo lavoro. Dunque, a soli due anni di distanza da quel primo film che lo rese noto al grande pubblico, Tarantino sforna nel 1994 quello che è, ad oggi, ancora ritenuto da molti il suo miglior film, Pulp Fiction.

Il film, girato interamente a Los Angeles, vede l’intreccio di storie diverse che, come lo stravagante regista del Tennessee mostra già nella sua opera precedente, solo apparentemente sono scollegate tra loro e vengono continuamente rimescolate attraverso gli amati flashback e flashforward. Pulp Fiction si apre con la scena che sarà anche la chiusura dell’opera: due rapinatori, Zucchino (Tim Roth) e Coniglietta, decidono di rapinare la caffetteria in cui stanno facendo colazione. Vincent Vega (John Travolta) e Jules Winnfield (Samuel L. Jackson) sono due killer che lavorano per un boss di nome Marsellus Wallace il quale affida a Vincent, per un periodo, sua moglie Mia (Uma Thurman). Il pugile Butch (Bruce Willis) è a fine carriera e viene coinvolto in un incontro truccato in cui dovrebbe perdere ma cede al suo orgoglio.

Come in Le Iene, Tarantino anche in Pulp Fiction veste i panni dell’attore: questa volta è Jimmie, coinvolto suo malgrado nel pasticcio creato da Vincent e Jules che devono liberarsi del cadavere di un ragazzo ucciso accidentalmente. Sarà poi il ‘risolutore di problemi’ Mr. Wolf (Harvey Keitel) a farsi carico del fattaccio.

Oltre al sangue copioso, ai dialoghi lunghi e sfrontati e alla rottura della logica cronologica per ricomporla a suo piacimento, in Pulp Fiction Tarantino riprende da Le Iene iltrunk shot’, ovvero la ripresa dal bagagliaio o dal cofano della macchina, e il mexican standoff, la situazione che vede tre personaggi armati di pistola che si tengono sotto tiro l’uno con l’altro. Da accanito cinefilo qual è, Tarantino si rifà in questo secondo caso al finale de Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone.

Grazie a Pulp Fiction John Travolta vede letteralmente rilanciare la propria carriera cinematografica. Indelebile nell’immaginario collettivo resta la scena del ballo che lo vede impegnato con Mia al locale Jack Rabbit Slim’s sulle note di Chuck Berry –  You never can tell. Nemmeno Tarantino durante le riprese ha saputo resistere al ritmo. Qui il video:

Tutta la spietatezza del duo Vincent-Jules in un’altra scena memorabile: Ezechiele 25:17

Pulp Fiction costituisce l’ultimo capitolo della cosiddetta ‘trilogia pulp’, aperta da Le Iene e seguita da Una vita al massimo, diretto da Tony Scott.

Il film fu un successo planetario incassando quasi 213 milioni di dollari a fronte degli 8 di budget (5 dei quali spesi soltanto per il cast). La consacrazione di Tarantino è ormai avvenuta. Vince la Palma d’oro al Festival di Cannes e riceve 7 nomination agli Oscar del 1995 vincendo la statuetta per la migliore sceneggiatura originale.

Nel 1998 l’American Film Institute inserì Pulp Fiction nella classifica dei migliori 100 film di tutti i tempi piazzandolo al 95° posto (94° dopo l’aggiornamento del 2008).

Insomma, si parla di un pezzo importante della storia del cinema che tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero potersi godere. E non chiedetevi cosa c’è all’interno della valigetta nera, nessuno lo sa!

 

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